Certosa di San Giacomo e Museo Diefenbach

La Collezione permanente

Edificata tra il 1371 e il 1374 da Giacomo Arcucci, Gran Camerario della regina Giovanna I d’Angiò, è la più importante testimonianza architettonica di epoca angioina sull’isola. Incendiata e saccheggiata dai pirati turchi durante il XVI secolo, fu ristrutturata e ampliata nel XVII secolo. In seguito all’espulsione dei Certosini (1808), divenne ospizio per invalidi di guerra e poi carcere. Come tutte le certose, si suddivide in due blocchi essenziali: la «casa alta» (chiesa, refettorio, chiostri, sala del capitolo, appartamento del priore), il regno del silenzio, della preghiera e della rigorosa clausura, e la «casa bassa», che include luoghi di lavoro (magazzini, cucine, cellai e locali per la lavorazione di prodotti agricoli).

Nella chiesa il portale in marmo è impreziosito dal pregevole affresco realizzato tra il 1371 e il 1374 dal pittore fiorentino Niccolò di Tommaso (documentato dal 1346), collaboratore di Nardo di Cione, raffigurante «Madonna in trono con Bambino». Costituita da un’aula rettangolare e da tre volte a crociera raccordate da archi ogivali, fu affrescata tra il 1699 ed il 1710 secondo il gusto barocco da Diodato Vespiniani e Francesco Mottola, allievi di Francesco Solimena e Luca Giordano. Le pareti della chiesa sono arricchite dalle tele settecentesche di Nicola Malinconico.

Le cappelle laterali sono decorate da episodi della vita di San Giacomo e di San Bruno

Il Museo Diefenbach: alcuni ambienti della Certosa ospitano dal 1974 la collezione di dipinti del pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach (Hadamar 1851-Capri 1913). Riformista, pacifista, libero pensatore, simbolista, adoratore del sole, Diefenbach fu molto criticato per il suo stile di vita secondo natura: era, infatti, un seguace della dottrina teosofica e praticava il vegetarianismo e il nudismo. Giunto a Capri nel dicembre del 1899, decise di vivere sull’isola fino alla morte, avvenuta nel 1913.I suoi dipinti a tecnica mista sono realizzati con impasti policromi mescolati con sabbia, pietrisco, erba e bitume.

Il Chiostro piccolo è dominato dall’alto dalla torre dell’orologio a pianta quadrata di epoca barocca, fu realizzato nel XV secolo. Fusti di colonne di spoglio in marmo di epoca imperiale e capitelli databili tra il XII e XIV secolo sorreggono le arcate. Su uno dei lati si sviluppa la Sala del Capitolo decorata da stucchi settecenteschi.

Il Chiostro grande, invece, è cuore della vita certosina, con un porticato scandito dalla successione di volte, pilastri e arcate di pietra calcarea, frutto di una ristrutturazione realizzata nella metà del XVI secolo da Felice de Felice, su disegno di Giovanni Antonio Dosio.

dal martedì alla domenica (da gennaio a marzo, dalle 10.00 alle 14.00 con ultimo ingresso alle 13.30; da aprile, a giugno dalle 10.00 alle 16.00 con ultimo ingresso alle 15,30; dal luglio a settembre dalle 10.00 alle 18.00 con ultimo ingresso alle 17,30; da ottobre, a dicembre, dalle 10.00 alle 16.00 con ultimo ingresso alle 15.30)
intero 6 €, ridotto 4 €https://museicampania.cultura.gov.it

Education

Museo propone progetti agli alunni delle scuole di ogni ordine e grado:

«Disegna come Diefenbach! La tecnica delle silhouettes» è un laboratorio che consiste nella creazione di una silhouette da parte di ciascun alunno, sull’esempio di quelle prodotte dal pittore tedesco K. W. Diefenbach, personalizzandola in base alle proprie inclinazioni e alla propria personalità.

«Saggezza infusa, un viaggio nel tempo alla scoperta delle conoscenze erboristiche e fitoterapiche dei monaci certosini». Progetto didattico dedicato alla spezieria, antenata della farmacia, era il luogo per preparare medicamenti e per «terere, abluere, infundere, coquere, destillare, bene conficere et confecta bene conservare» (Saladino d’Ascoli, XV secolo). Alambicchi, bottiglie, albarelli, orcioli, strumenti usati dai monaci per la lavorazione delle erbe officinali e la preparazione degli antichi medicamenta, saranno presentati agli alunni e riprodotti dagli stessi.

«Kapraia» assume come oggetto di indagine Capri, partendo dall’analisi del dipinto «Kapraia»(1902-05) di K.W.Diefenbach, esposto in Certosa. Il dipinto consente di focalizzare l’attenzione sugli aspetti archeologici, architettonici, urbanistici, storici, artistici, geologici e naturalistici e di analizzare le trasformazioni di Capri dall’inizio del secolo scorso a oggi. Il progetto è modulare, si articolarsi su 8 annualità e utilizza differente materiale iconografico (carte, mappe, fotografie, disegni, dipinti, ecc).